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sabato 12 dicembre 2015

Un accordo storico, per il Clima per la prima volta,unanimo per tutto il Mondo e noi ! !!

Anche le parole di Papa Francesco  misero in allarme serio
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Papa: sarebbe catastrofico se alla Cop21 prevalessero interessi privati



L'approvazione del documento preparato è stata ampiamente celebrata dal presidente della Conferenza, Laurent Fabius, e dai rappresentanti dell'Onu, con calorosi abbracci sul palco. Per sancire questo accordo sul clima, ha commentato Fabius, "devo battere con il martello, è un piccolo martello ma penso che possa fare molto".

Galletti: "Siamo nella storia" - "Siamo nella storia". Così ha commentato l'evento il ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti. "E a questa storia - ha continuato - ha contribuito anche l'Italia, che sin dall'inizio con tutta l'Europa ha creduto nell'obiettivo ambiziosissimo di 1,5 gradi".

Obama: accordo grazie alla leadership Usa - Il presidente Usa Barack Obama ha scritto su Twitter: "E' enorme: quasi tutti i Paesi del mondo hanno appena firmato per l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, grazie alla leadership americana".

Cameron "saluta" lo storico testo - E il premier britannico David Cameron ha salutato con un tweet lo "storico accordo" sul clima.

Ban: "Gettate le basi per la pace" - Questo accordo "getta le basi per progressi nella lotta alla povertà, rafforza la pace e garantisce una vita dignitosa e opportunità per tutti", ha scritto in un tweet il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.

Renzi: passo avanti decisivo, Italia protagonista - "L'accordo sul clima a Parigi è un passo in avanti decisivo. Italia protagonista, oggi e domani". Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi, commentando su Twitter il risultato della Cop21.

Hollande: grande rivoluzione per il Pianeta - "A Parigi ci sono state grandi rivoluzioni in due secoli ma oggi è una grande rivoluzione per il Pianeta contro il cambiamento climatico". Così il presidente francese Francois Hollande nel discorso ai delegati della Cop21 rilevando che "la data 12 dicembre resterà una grande data per il pianeta", in cui si segna un passo importante nella "lotta per l'uguaglianza e i diritti umani, grazie a voi".




Vasi, per fiori


mercoledì 5 agosto 2015

Udienza di Papa Francesco, , nuove regole della Chiesa; i divorziati, non devovono essere scomunicati, ma parte della Chiesa

Papa Francesco: “I divorziati risposati non vengano trattati come scomunicati”

 Nell'udienza generale del mercoledì, Bergoglio anticipa i contenuti del suo intervento al Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si svolgerà a ottobre. E sottolinea il dovere della Chiesa di discernere, ad esempio, chi ha subito e chi ha provocato la separazione  

“I divorziati risposati non sono affatto scomunicati e non vanno assolutamente trattati come tali: essi fanno sempre parte della Chiesa”. È stato chiarissimo Papa Francesco riprendendo le udienze generali del mercoledì dopo la pausa estiva. Nella catechesi numero 100 del suo pontificato, dedicata interamente ai divorziati risposati, Bergoglio ha quasi anticipato il suo intervento di apertura del Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si terrà nell’ottobre 2015 e dal quale dovranno uscire soluzioni concrete per l’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati. “La Chiesa – ha sottolineato il Papa – è chiamata a essere sempre la casa aperta del Padre. Niente porte chiuse. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità”.

Bergoglio, pur sottolineando che “la Chiesa sa bene che una tale situazione contraddice il sacramento cristiano”, ha precisato che “il suo sguardo di maestra attinge sempre da un cuore di madre”. Per questo essa “sente il dovere, per amore della verità, di ben discernere le situazioni” come aveva evidenziato san Giovanni Paolo II “portando ad esempio la differenza tra chi ha subito la separazione rispetto a chi l’ha provocata”. Per Francesco “si deve fare questo discernimento”. Ma per Bergoglio bisogna guardare “anche questi nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli perché così vediamo ancora di più l’urgenza di sviluppare nelle nostre comunità un’accoglienza reale verso le persone che vivono tali situazioni. Per questo è importante che lo stile della comunità, il suo linguaggio, i suoi atteggiamenti, siano sempre attenti alle persone, a partire dai piccoli. Loro sono quelli che soffrono di più queste situazioni”.

Per il Papa, infatti, “come potremmo raccomandare a questi genitori di fare di tutto per educare i figli alla vita cristiana, dando loro l’esempio di una fede convinta e praticata, se li tenessimo a distanza dalla vita della comunità? Come se fossero scomunicati. Si deve fare in modo di non aggiungere altri pesi oltre a quelli che i figli, in queste situazioni, già si trovano a dover portare”. Francesco ha sottolineato anche che negli ultimi anni nella Chiesa è molto cresciuta “la consapevolezza che è necessaria una fraterna e attenta accoglienza, nell’amore e nella verità, verso i battezzati che hanno stabilito una nuova convivenza dopo il fallimento del matrimonio sacramentale”. Di qui “il ripetuto invito dei pastori a manifestare apertamente e coerentemente la disponibilità della comunità ad accoglierli e a incoraggiarli, perché vivano e sviluppino sempre più la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa con la preghiera, con l’ascolto della parola di Dio, con la frequenza alla liturgia, con l’educazione cristiana dei figli, con la carità e il servizio ai poveri, con l’impegno per la giustizia e la pace”.
Eppure proprio nell’ultimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si è tenuto nell’ottobre 2014 la spaccatura si è verificata proprio sull’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati e per il riconoscimento dei diritti per i gay. Una spaccatura che potrebbe replicarsi nel Sinodo dell’ottobre 2015. Nel documento base dell’assemblea, infatti, non c’è l’apertura alla comunione, ma solo a quella spirituale per i divorziati risposati che vivono in astinenza sessuale. Su questo aspetto il testo sinodale registra “un comune accordo sulla ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo”. Il suggerimento è di avviare “un percorso di presa di coscienza del fallimento e delle ferite da esso prodotte, con pentimento, verifica dell’eventuale nullità del matrimonio, impegno alla comunione spirituale e decisione di vivere in continenza”.
Minoritaria appare, invece, la strada di una “via penitenziale” vista come “un processo di chiarificazione e di nuovo orientamento, dopo il fallimento vissuto, accompagnato da un presbitero a ciò deputato. Questo processo dovrebbe condurre l’interessato a un giudizio onesto sulla propria condizione, in cui anche lo stesso presbitero possa maturare una sua valutazione per poter far uso della potestà di legare e di sciogliere in modo adeguato alla situazione”.
Twitter: @FrancescoGrana

martedì 20 maggio 2014

I colori della saggezza

la luce di un sorriso
e'
il tramonto di una lacrima
che
scende lentamente
sul
viso della vita

martedì 19 marzo 2013

Papa Francesco accoglie i potenti del mondo










Città del Vaticano, 19 mar. (TMNews) – Una cordiale stretta di mano con la presidente brasiliana Dilma Roussef. La moglie del presidente messicano, ex attrice di telenovelas, gli regala una papalina. La consorte del capo di Stato cileno gli fa benedire un mucchietto di rosari. Ascolta il controverso Robert Mugabe in silenzio. Poi Biden che gli stringe la mano a lungo. Sono alcune delle immagini dei saluti tra il Papa e i capi di Stato e di governo, i sovrani, i ministri e gli ambasciatori a fine della messa di inaugurazione del Pontificato nella basilica di San Pietro.
I presidenti che hanno salutato Francesco, dopo Giorgio Napolitano (Italia) e Cristina Kirchner (Argentina) sono stati, in ordine, Sargsyan (Armenia), Fischer (Austria), Plevenliev (Bulgaria), Dilma Roussef (Brasile), con la quale il Papa ha scambiato un colloquio particolarmente intenso. Poi Johnston (Canada), Pinera (Cile), la cui consorte ha fatto benedire al Papa una dozzina di rosari, Jeou Ma (Taiwan), Laura Chinchilla (Costa Rica), Iosipovic (Croazia), Delgado (Equador), Ondimba (Gabon), Sosa (Honduras), Ader (Ungheria), Higgins (Irlanda), Berzins (Lettonia), Grybauskaite (Lituania), Ivanov (Macedonia), Abela (Malta), Pena Nieto (Messico), la cui moglie, l’ex attrice di telenovela Angelica Rivera, ha regalato al Papa una papalina bianca. E ancora, Martinelli (Panama), Gomez (Paragyuay), Komorowsky (Polonia), Cavaco Silva (Portogallo), Basescu (Romania), i reggenti di San Marino, Nikolic (Serbia), Gasparovic (Slovacchia), Pahor (Slovenia), Ruak (Timor est), Gnassingbe (Togo), e, da ultimo, il controverso Robert Mugabe (Zimbabwe), che Papa Francesco ha ascoltato in silenzio mentre si dilungava prima che i cerimonieri pontifici lo sollecitassero a proseguire. Tra i capi di Stato, anche il principe ereditiero Sheik Abdullah bin Haman bin Isa Alkhalifa del Bahrein.
Hanno poi salutato il Papa – che aveva accanto il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il ‘sostituto’ Angelo Becciu e il ‘ministro degli Esteri’ Dominique Mamberti – i presidenti di Parlamento europeo Martin Schulz, del Consiglio Ue Herman van Rompuy, della commissione europea José Manuel Barroso. Cinque regnanti – tra i quali il principe Felipe di Borbone e la consorte Letizia, seguito dal presidente del governo Mariano Rajoy, tre principi ereditari, 12 capi di governo – tra i quali Angela Merkel, che il segretario di Benedetto XVI Georg Gaenswein aveva salutato in precedenza, sei vice capi di Stato – il primo è stato il vicepresidente Usa Joe Biden – molti ministri e ambasciatori.
Durante i saluti ai potenti, l’account Twitter papale @Pontifex_it, ha twittato le parole dette da Francesco durante l’omelia: “Il vero potere è il servizio. Il Papa deve servire tutti, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli”.
Al termine della cerimonia, la folla ha acclamato Francesco al grido: “Viva il Papa”. Migliaia di fedeli hanno seguito in silenzio la celebrazione nel colonnato berniniano mentre alla fine della cerimonia un applauso spontaneo e fragoroso ha salutato il Santo Padre. Scene di giubilo, sventolio di bandiere e abbracci tra i fedeli hanno sancito la fine delle celebrazioni.
Papa Francesco ha iniziato l’omelia a San Pietro con voce emozionata, offrendo un pensiero al suo predecessore, Benedetto XVI: “Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza”.
Il Papa ha portato l’esempio di San Francesco di Assisi: “Avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo”, “custodire la gente, aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”.
“L’odio – ha proseguito Bergoglio – l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!”.
“Quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli – ha detto ancora – allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli ‘Erode’ che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna”.
Poi l’appello ai potenti: “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo ‘custodi’ della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!”.
Il ministero del “nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro”, ha continuato, “comporta anche un potere”, ma “il vero potere è il servizio” e “anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio” e “accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli”.
“Nella seconda Lettura – ha detto Papa Francesco – San Paolo parla di Abramo, il quale ‘credette, saldo nella speranza contro ogni speranza’. Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza. Custodire il creato, ogni uomo e ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio”.
Ha toccato il cuore di tutti Papa Francesco quando ha invitato a non avere paura della “bontà, anzi neanche della tenerezza”, a “vedere la luce della speranza”, a stare accanto ai più deboli. Ha concluso l’omelia chiedendo ai fedeli di pregare per lui.